Il dilemma si pone alla vigilia di ogni vacanza, lunga o breve, da scuola: ci sono i compiti da fare. Salvo eccezioni, sono percepiti come una gran rottura di scatole. A libri e quaderni viene fatta cambiare aria per dimostrare ai genitori di nutrire dei buoni propositi, ma poi il fardello finisce per essere abbandonato in un angolo buio, dello spazio e della memoria. La speranza è che qualche calamità leggendaria, come i temibili e voracissimi acari della carta, corroda lentamente (e dolorosamente) gli esercizi. È una fantasia dura a morire, che di solito scompare poco prima del ritorno in classe, gettando lo studente nello sconforto e nel rimorso. Sarebbe stato meglio dedicare un po’ di tempo allo studio tutti i giorni, magari programmandosi gli interventi sulle varie materie? La risposta è scontata.
Per prevenire il trionfo del “senno di poi” e spiegare il concetto della divisione del carico di lavoro in piccole dosi, l’Officina dei Compiti suggerisce di rivolgere al giovane scolaro una domandina: “Immagina la statua di un elefante a grandezza naturale, che pesa circa 5.000 chili. Se qualcuno ti proponesse di scegliere tra il provare a sollevarla in un colpo solo, col rischio di rimanerne schiacciato, oppure il dividerla in pezzetti più piccoli da alzare uno al giorno, per un determinato periodo di tempo, tu cosa preferiresti fare?”.
Il Team di Associazione PuntoUno

